1. Una reale fotografia del Messico nelle sue contraddizioni:

Tra paesaggi mozzafiato, in un paese che possiede oltre 60 lingue indigene tutt'ora parlate, ricco di cultura e di storia, il Messico vive oggi una profonda contraddizione tra le sue meraviglie e la violenza che dilaga per l'intero Paese.

Come porto turistico la sua posizione geografica lo colloca in due zone ben distinte separate dal Tropico del Cancro dove poter viaggiare dallo stato di Chihuahua, dove si registrano temperature che possono toccare i -20°C a quello del deserto di Sonora, dove si possono superare i 45°C.


 

Con un'estensione che raggiunge quasi due milioni di km², il Messico può contare con una popolazione superiore ai 110 milioni di abitanti (UNDP 2009), dove la percentuale più alta (65%) è di età compresa tra i 15 ed i 64 anni. Circa 20 milioni di persone costituiscono l’insieme degli abitanti dell’area metropolitana della Capitale.

In questo territorio così variegato la contraddizione si manifesta con l'estrema violenza che lo caratterizza.

Temi interconnessi tra loro, come migrazioni, narcotraffico e questione indigena, fanno sì che il 18% della popolazione viva al di sotto della soglia della povertà (Banca Mondiale 2009).

 

Gli indigeni sono stati riconosciuti legalmente dalla costituzione solo nel 2001, e fino ad oggi sono spesso vittime di soprusi e violenze, nonché costretti a lavorare per il narcotraffico (attraverso sequestri). Gli indigeni in Messico vivono una doppia emarginazione come afferma il ricercatore Armando Bartra, dell'Università Autonoma Metropolitana: "c'è una doppia emarginazione: economica da una parte, e razziale dall'altra. Il Paese vive in un colonialismo interno, la povertà è legata all'etnia".

A duecento anni dall'indipendenza, secondo il Movimento Indigeno Nazionale, hanno vissuto solo un cambiamento di dominio: gli spagnoli se ne sono andati, ma il colonialismo è rimasto. Il 75% dei 13.7 milioni di indigeni vivono in condizioni precarie, in particolar modo negli Stati di Oaxaca o Guerrero. Il Piano Nazionale di Sviluppo 2007-2012 del Governo Federale riporta che l'88 % degli abitanti dei villaggi ha un'entrata media giornalieria di 6 dollari e lamortalità infantile sfiora il 60 percento.

 

Il governo messicano che non tutela scarsamente i diritti di queste popolazioni, sta compiendo una “lotta” contro il narcotraffico, la più grande causa di omicidi oggi nel Paese. Le pagine dei giornali di mezzo mondo sono piene delle cronache della guerra che sta dilaniando il Messico, soprattutto nelle zone di frontiera.

Esecuzioni di massa, omicidi mirati, violenze di ogni tipo che, giocando sulla paura della popolazione locale, ottengono maggior potere.

Il narcotraffico si lega alle bande criminali (come gli Zetas) che, grazie alla loro precedente esperienza militare, hanno saputo creare un vero e proprio esercito paramilitare che controlla l'intero percorso delle droghe all'interno di tutto il Paese.

La manovalanza è di solito costretta a lavorare per conto loro (vittime di sequestri, migranti clandestini del Centro America), senza quasi nessuna speranza di poter tornare ad una vita “normale”.

A maggio del 2011 dalla città di Cuernavaca è partita la marcia di 80 chilometri fino a Città del Messico. Un cammino per chiedere la fine della guerra tra il governo e i cartelli della droga, intensificatasi con l'insediamento al potere del presidente FelipeCalderon nel 2006.

Nel 2010, secondo fonti governative, laguerra contro i narcotrafficanti in Messico ha mietuto più di 12.000 vittime. Le stesse fonti governative, stimano che da quando Felipe Calderon ha annunciato la lotta controLa Familiae i cartelli della droga messicani, il numero dei morti ha raggiunto la cifra di 32.000.

 

Delle migrazioni e della lotta alla sopravvivenza per cittadini messicani nella frontiera Nord e per cittadini centroamericani nella frontiera Sud, parleremo più in dettaglio nei paragrafi successivi.

 

 

  1. Ruolo del turismo per il Messico:

Il turismo ha rappresentato per il Messico una fonte importante di entrate (battute dalle rimesse e dall'esportazione dovuta al NAFTA). Il Messico è l’8° destinazione turistica a livello mondiale.

Nel 2009 il turismo ha contribuito alla formazione del PIL con una percentuale dell’8,4%. Il Governo si è posto l’obiettivo di raggiungere nel 2012 una crescita annuale del PIL turistico pari al 5%. Secondo i dati diffusi dal Ministero del Turismo, nei primi sei mesi del 2011 i turisti stranieri arrivati in Messico sono stati 440 mila. Purtroppo si stima che ci sia stato un declino del turismo pari al 40% (La Repubblica), causato sia dalla crisi economica, sia dall'ondata di violenza che ha travolto il Paese e che non incentiva il Messico come meta turistica.

 

 

  1. Frontiere e migrazioni:

Il confine con gli Stati Uniti non rappresenta solo la meta di molti messicani alla ricerca di una vita migliore, ma anche il transito di tutto il commercio illegale di droghe che soddisfa il consumo sempre maggiore dei cittadini statunitensi.

Il confine è militarizzato, nonché 1100 km di muro sono stati costruiti per impedire i due passaggi transfrontalieri. L'investimento realizzato non ha portato alcun beneficio se consideriamo le violenze continue che avvengono nel Paese. Non servono nemmeno i nuovi apparati tecnologici come i sensori a infrarossi e telecamere di vigilanza. E tutte queste nuove strumentazioni sono parte del programma Namsi (Seguridad Maritima de America del Norte) che lavora in maniera congiunta con la Marina del Messico. Le città di frontiera, nonostanrte rappresentino ua grossa opportunità lavorativa grazie alle industrie manifatturiere straniere, sono soggette a violenze e omicidi inauditi (vedi femminicidi in Ciudad Juarez).

Dal punto di vista degli Stati Uniti, le espulsioni di immigrati sono state molte di più negli anni di governo del presidente Obama rispetto a quelle avvenute nel periodo di governo di George W. Bush.

Negli Stati Uniti, oggi, sono presenti circa 11 milioni di immigrati sprovvisti dei regolari documenti. Alla fine del 2009 gli immigrati sarebbero scesi dai 12 milioni del 2007 agli 11,1 milioni. E per la prima volta in vent'anni si nota un calo delle persone che fanno ingresso negli Usa irregolarmente.

Non solo è più difficile raggiungere gli Stati Uniti a causa della crisi economica che impedisce di poter risparmiare per il “viaggio” verso una nuova vita, ma anche la scarsa richiesta di manodopera da parte di aziende statunitensi , ha visto un drastico calo delle migrazioni.

 

La frontiera del Chiapas con il Guatemala sta innalzando i livelli di criminalità e violenza come non era mai successo. Ora che anche questa frontiera è stata militarizzata, per controllare il transito di armi,droga e clandestini, il livello di violenze è aumentato. Il controllo di questa frontiera è soprattutto di bande criminose ,come la Mara Sarvatrucha e gli Zetas che, seguendo il transito dei migranti, fanno di loro le vittime ideali per qualsiasi tipo di sopruso.

 

 

4. Lavoro:

Secondo la Secretaría del Trabajo y Previsión Social, a giugno 2009 il salario minimo nominale

generale (con differenze tra le aree geografiche) era di 53,19 pesos giornalieri (circa tre euro).

L’industrializzazione continua a favorire migrazioni dal Sud agricolo verso il Nord industrializzato. La maggior parte dell’attività industriale si concentra intorno a Città del Messico, Guadalajara e, per la parte settentrionale del Paese, nella zona di Monterrey.
Grazie alla crisi che ha colpito gli stati Uniti e l'accordo fatto nel 1994 di liero scambio (NAFTA), molte aziende manifatturiere si presume verranno dirottate in Messico, per ridurre i costi di produzione.

Per il turismo è atteso un periodo di stagnazione dal 2011 al 2015, mentre le scarse infrastrutture dovrebbero costituire un limite alla crescita del settore agricolo.

L’economia messicana ha iniziato un processo di trasformazione a partire dagli anni ‘80, con l’avvio della liberalizzazione economica e l’adesione al NAFTA. Tali cambiamenti hanno prodotto risultati soprattutto in termini di diversificazione delle esportazioni, ma riflessi si sono avuti anche nella composizione del PIL.
Sebbene nello scorso decennio il NAFTA abbia prodotto livelli significativi di investimento industriale, innescando un processo di diversificazione della produzione manifatturiera, la quota di partecipazione al PIL del settore manifatturiero è scesa, in particolare negli ultimi anni. Le attività economiche sono concentrate a Città del Messico, dove si produce più del 20% del PIL. I sei Stati al confine settentrionale ospitano la maggior parte delle industrie manifatturiere, che producono beni che poi vengono venduti negli Stati Uniti. Gli Stati di Jalisco, Puebla e Guanajuato sono tra i più prosperi e sede di importanti impianti industriali.
Gli Stati dell’area del Golfo del Messico, soprattutto Quintana Roo, hanno una forte vocazione turistica iniziata negli anni ‘70, e la zona di Veracruz si contraddistingue per la produzione agricola e petrolifera.
Il sud-est del paese, invece, ha un’economia ancora piuttosto povera e prevalentemente agricola. Un aspetto da non sottovalutare è quello delle rimesse (il Messico è il secondo Paese al Mondo, dopo l’India, tra i ricettori di rimesse).

Secondo World Data Bank il tasso di disoccupazione è pari al 5,2% nel 2009, rispetto al 3,5 % del 2008.

 

 

  1. Sindacato:

Il sindacato in Messico rappresenta un duro campo di battaglia, essendo costruito principalmente secondo contratti di “protezione”. Negli ultimi 5 anni i sindacati che hanno tentato di rimanere indipendenti e democratici hanno subito un escalation di repressioni, soprusi e intimidazioni.

Sono sotto attacco i diritti al riconoscimento dei dirigenti sindacali, alla contrattazione collettiva, allo sciopero e alla stabilità dell'impiego. I contratti di “protezione” sono appoggiati dal governo, che impediscono una scelta democratica dei rappresentati da parte dei lavoratori.

I contratti di “protezione” sono accordi collettivi firmati spesso alle spalle dei lavoratori, ancor prima che il primo impegato venga assunto dall'azienda; contratti regolarmente registrati dalle autorità del lavoro governative. Questo tipo di accordo è un circolo vizioso. Ai sindacati viene richiesto di chiedere riconoscimento ufficiale al Consiglio di conciliazione e arbitrato (JCA) che è composto da rappresentanti del governo, padronato e i “sindacati” esistenti che firmano i contratti di protezione. I componenti del consiglio sono interessati a mantenere lo status quo e creano molte difficoltà alla registrazione di veri sindacati indipendenti. Per questo diventa quasi impossibile poter sostituire questo ciclo sindacale che nega veri e propri diritti sindacali voluti dalla maggioranza dei lavoratori.

Anche la Cisl Lombardia si è attivata per la difesa dei sindacati indipendenti , durante la Settimana Internazionale di Azioni Sindacali (14-19 febbraio 2011).

La Fim Cisl ha promosso un sit-in di fronte al consolato messicano di Milano per chiedere al governo che cessino le violazioni alla libertà sindacale.

 

 

LE TAPPE PRINCIPALI DELLA STORIA DEL MESSICO

 

18 novembre 1518: salpato da Santiago con una spedizione finanziata da Velasquez, governatore di Cuba, e approvvigionatosi a Trinidad e all’Avana, Cortés sbarcò col suo piccolo esercito sulle rive del Tabasco il 4 marzo 1519.

1520 :il Messico divenne formalmente colonia spagnola sotto il nome di Nuova Spagna. Cortés ne divenne governatore e capitano generale nel 1522.

1541:il Messico sottomesso agli spagnoli comprendeva a nord tutta la California, il Texas e l’attuale New Mexico, e a sud giungeva oltre il Belize (l'attuale Honduras): un territorio esteso tre volte quello del Messico odierno.

1810: i primi moti antispagnoli furono guidati, nel, da un prete del basso clero di Dolores, Miguel Hidalgo y Castilla, che si pose alla testa dei peones instaurando un governo popolare a Guadalajara. L’esempio fu seguito dagli indios della Sierra Madre del Sud, guidati da José María Morelos, che il 6 novembre 1813 proclamò a Chimpalcingo l’indipendenza e la repubblica.

Dal 1876 al 1910: il Messico fu politicamente governato dal Porfirio Díaz, che installò una durissima dittatura personale, escludendo sistematicamente le masse popolari dai benefici del nuovo regime.

1910: prende vita la rivoluzione messicana. L’assenza di moderni partiti politici, di un movimento operaio organizzato e di gruppi intellettuali in grado di guidare le rivolte delle masse rurali e urbane trasforma i capi popolari in dirigenti nazionali e ne fa dei protagonisti.

maggio 1918:a Santillo viene fondata la Confederación Regional Obrera Mexicana: è l’atto di nascita del primo sindacato autonomo messicano che pone fine a ogni forma di subordinazione passiva del movimento operaio e segna un mutamento importante nel panorama nazionale.

1968:il movimento degli studenti è sostenuto dagli strati medi e popolari urbani. Tutto ha inizio in luglio, quando la polizia interviene duramente contro gli studenti e, qualche giorno più tardi, quando viene dispersa con estrema violenza una manifestazione di omaggio alla rivoluzione cubana.

3 ottobre 1968:a Città del Messico la piazza di Tlatelolco (ribattezzata piazza delle Tre culture) è ricoperta da centinaia di morti: sono quasi tutti studenti. A ordinare una feroce sparatoria è stato il presidente Gustavo Diaz Ortaz. L’esercito ha sparato dagli elicotteri e dai tetti del ministero degli Esteri.

Il 1° gennaio 1994: nei pressi di San Cristóbal de las Casas, un gruppo di indios dell'EZNL (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) insorse contro le autorità locali e nazionali. Il movimento del Chiapas rivendica le grandi conquiste della rivoluzione messicana (terra per tutti i contadini, autonomia per gli indios, democratizzazione dello stato) di cui le classi popolari beneficiarono solo per un breve periodo.

 

 

I NUMERI DEL MESSICO

 

INDICE SVILUPPO UMANO

0.750 (2010) 56° POSIZIONE

PIL PRO CAPITE

14,192 $ (2010) 56° POSIZIONE

DISOCCUPAZIONE

5,20% (2009)

ANALFABETISMO

17% (2009)

FONTI: World Bank, UNDP, UNESCO