locandina Per un figlio

Siamo in una provincia del nord Italia e una mamma srilankese e un figlio nato e cresciuto in Italia mettono in scena una relazione segnata da molti conflitti, tra loro regna il silenzio. La madre è impegnata in una lotta per sopravvivere in un Paese al quale non si sente di appartenere, mentre il figlio fa esperienza di un'ibridazione culturale che non riesce a far capire alla madre.

Goffredo Fofi scrive: “Katugampala non dà giudizi rigidi, ma constata, racconta, ci aiuta a capire con la semplicità e profondità del suo sguardo. Il suo non è un film allegro, è un film che ci lascia in sospeso, che si ferma a un’interrogazione che riguarda tutti, che riguarda l’Italia e riguarda l’Europa. Ma sta proprio in questo, ne sono assolutamente convinto, la sua importanza; proprio per questo Per un figlio è non soltanto un film di grande misura e di grande fascino, ma è anche un film di un rilievo davvero storico [...]. Esso segna una data importante nella storia del cinema italiano – e, oso dire, del cinema cingalese – per una ragione molto semplice: è il primo lungometraggio a soggetto realizzato da un figlio di migranti (provenienti da un paese peraltro molto lontano e molto diverso dal nostro per storia tradizioni costumi, e numerosissimi in Italia da anni) che è bensì cresciuto in Italia e degli italiani ha assunto modelli di ragionamento e comportamento, confrontandoli con quelli della sua cultura di origine, ora mescolandoli ora adattandoli ora confrontandoli.”