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In un mondo in cui la crisi economica sta dilagando, il fenomeno dei NEET sta diventando sempre più di primaria importanza.
Chi sono, però, i NEET? Sono le persone tra i 15 e i 29 anni che non risultano coinvolti in contratti di lavoro, nella formazione o in programmi di training.

 

Effettivamente, NEET deriva dall’acronimo inglese Not (engaged) on Education, Employment or Training., e rappresenta, tra gli altri, tutti coloro che, terminato il loro percorso formativo, decidono di smettere di cercare lavoro risultando utenti inattivi delle liste di disoccupazione. Un largo numero di essi potrebbero non aver nemmeno terminato la scuola superiore, con tutte le difficoltà che ne derivano nella ricerca di un impiego.
Contrariamente a quanto si possa pensare, questo fenomeno non è circoscritto solo alla nostra realtà italiana (si stima che in Italia, al 2013, la percentuale di disoccupati inattivi ammonti all’8% e che quella di coloro che stanno cercando lavoro sia del 15%) (OECD, 2013), ma è diffuso anche in altri Paesi del mondo. In Perù per esempio questo problema è molto preoccupante e ha portato ad un aumento della delinquenza nella città di Lima (WUSC, 2012). In Albania, al 2009, il tasso dei NEET ammontava al 28,9% (ISTAT 2009).
Vi è poi una differenza tra il tasso delle donne e degli uomini coinvolti nel fenomeno. In Turchia per esempio il fenomeno è due volte più grave per le donne che per gli uomini. Il fatto è dovuto principalmente a ragioni culturali: il compito principale delle donne è di costruirsi una famiglia e allevare figli. In Israele, al contrario, il margine di differenza è molto più ristretto perché gli uomini devono assolvere agli obblighi militari e gli occupati nell’esercito sono contati come inattivi (OECD, 2013).
Per quale motivo il tasso di NEET è così alto?
Le ragioni sono plurime. Una tra tutte è che non sempre il passaggio dal sistema scolastico al mercato del lavoro è facilitato da programmi o politiche create ad hoc. In alcuni casi è possibile che un programma di formazione full time sia seguito da un lavoro full time (si pensi per esempio ad alcuni master) o da uno stage formativo. In alcuni Paesi però questo non è previsto. Alcune formule, poi, che prevedono l’alternarsi della formazione con il lavoro, sono usuali in aree tipo l’Europa o l’Australia, ma completamente assenti in altri Paesi.
In ultimo, la crisi economica non aiuta nella riduzione del fenomeno, rendendo sempre più difficile la ricerca di lavoro alle nuove generazioni che si trovano a confrontarsi con candidati con più esperienza di loro.

 

FONTI: http://www.oecd.org/
http://wusc.ca/ (World University Service of Canada)